Logopedista e Psicologa

 

 

LATE TALKER (bambini parlatori tardivi)

I bambini “parlatori tardivi” (PT) sviluppano il linguaggio tra 24 e 36 mesi in assenza di deficit nell’area uditiva, cognitiva, relazionale.

I criteri utilizzati per identificare un bambino PT riguardano:

- la dimensione del vocabolario inferiore a 50 parole differenti;

- la mancanza della combinazione di più parole in un enunciato.

Spesso, in questi bambini:

1) la comparsa delle prime parole avviene intorno a 18 mesi, età in cui i bambini con sviluppo tipico (ST) iniziano la fase del linguaggio emergente in cui le parole (10-50) sono usate in modo funzionale e crescono costantemente di numero fino alla fase dell’esplosione del vocabolario, tra i 20 e i 22 mesi;

2) l’incremento del vocabolario è molto più lento dei coetanei che acquisiscono 5-10 parole al mese.

Dallo studio di Rescola e Achenbach (2002) il 16% dei bambini che iniziano a parlare tardi, tra i 30 e 35 mesi presentano ancora un vocabolario inferiore a 50 parole e un’assenza della fase combinatoria.

 

L’intervento clinico in presenza di un bambino PT:

— deve essere flessibile cioè calibrato in relazione all’esito della valutazione, alle caratteristiche del contesto familiare, allo stile comunicativo dei genitori e del bambino, ecc.;

— può far riferimento a diversi modelli d’intervento:

• centrati sul bambino, di tipo diretto o di gruppo;

• centrati sui genitori, ai quali si fornisce un supporto diretto, tipo training di gruppo o individuale;

• la combinazione di più di una opzione.

 

Tali modelli hanno generato vari programmi centrati sull’interazione genitore-bambino in cui le capacità comunicative e il linguaggio vengono incrementate attraverso gli scambi conversazionali.

 

Disturbo Specifico di Linguaggio

Alcuni bambini, pur non presentando nessuna compromissione a livello cognitivo, emotivo-comportamentale o sensoriale, ed avendo un’età in cui l’acquisizione di alcuni processi linguistici dovrebbe considerarsi completata (dai 36 mesi), presentano difficoltà a livello di produzione e/o comprensione del linguaggio rispetto ai coetanei.

Parlano poco, spesso ”male” (ovvero compiono errori a livello dei suoni), producono frasi un po’ ”sconclusionate”, hanno un vocabolario maggiormente ridotto, ecc… Questi bambini hanno cioè un Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL).

Bambini con DSL spesso hanno ripercussioni anche nell’area emotivo-comportamentale: iperattività, difficoltà attentive, introversione… Si vergognano di come parlano e, talvolta, rifiutano lo scambio di tipo verbale perchè hanno paura di essere derisi.

Bisogna ricordare che il bambino non parla così perchè ”pigro” , ma ha un vero e proprio Disturbo linguistico , che prescinde dalla sua volontà.

La precocità della valutazione e dell’intervento sono fondamentali per l’evoluzione del disturbo: un bambino che intraprende il percorso scolastico con difficoltà di linguaggio farà più fatica ad apprendere la letto-scrittura.

 

Disturbo Specifico dell’Apprendimento

I D.S.A. sono un gruppo eterogeneo di disturbi che si manifestano solamente nell’acquisizione delle abilità scolastiche quali la lettura, la scrittura e il calcolo. La loro caratteristica principale è quindi la specificità: il disturbo riguarda uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

Caratteristiche generali dei D.S.A.:

- Compromissione significativa e persistente della funzione interessata (-2ds)

- Capacità intellettive nella norma (entro 1ds)

- Assenza di deficit sensoriali

- Assenza di danno neurologico

- Assenza di disturbi relazionali (primari)

- Presenza di normali opportunità educative

- Familiarità per il disturbo nel 60-70% dei casi

- Prevalenza accentuata nei maschi

- Consistente associazione tra i diversi DSA

- Eterogeneità dei quadri funzionali

- Eterogeneità dei profili di sviluppo

- Associazione con disturbi psicopatologici

Disturbi Specifici di Apprendimento:

- Dislessia

- Disortografia

- Disgrafia

- Disalculia.

Dislessia

La dislessia è la difficoltà a leggere in modo corretto e fluente.

Disgrafia

La disgrafia è il disturbo correlato al linguaggio scritto, che riguarda le abilità esecutive della scrittura.

Disortografia

La disortografia è il disturbo della competenza ortografica, cioè la difficoltà nel trasformare il linguaggio parlato nel linguaggio scritto.

Discalculia

E’ definito discalculia il disturbo nell’apprendimento del calcolo e del sistema dei numeri.

In base alle necessità evidenziate al primo contatto, si propone alla famiglia un incontro in cui si osserva il bambino per proporre la valutazione più opportuna oppure direttamente una prima valutazione.

 

La prima valutazione si compone di tre fasi:

1.apertura della cartella con i genitori;

2.valutazione del bambino;

3.colloquio di restituzione con i genitori.

 

1. L’apertura della cartella avviene attraverso un colloquio tra logopedista, psicologa e genitori. Vengono raccolti i dati anamnestici, vengono definite le difficoltà del bambino e accolta la richiesta di consulenza.

 

2. Nella seconda fase, suddivisa in uno o più incontri, in base all’età e alla problematica presentata, il bambino incontra la psicologa e la logopedista per la valutazione. La valutazione si svolge somministrando test e metodi standardizzati e viene mediata dal gioco, quindi solitamente è divertente e gradita dal bambino. A seconda delle necessità, le sedute di valutazione possono richiedere l’interazione e la partecipazione dei genitori ed essere filmate, dietro consenso informato.

 

3. Infine la logopedista e la psicologa incontrano i genitori per la restituzione della valutazione effettuata, che viene sempre accompagnata dalla stesura di una relazione. In questo incontro si definisce l’eventuale problematica, cosa può essere fatto a casa e/o a scuola e l’opportunità di intraprendere un trattamento specifico e, in caso affermativo, si concordano le modalità di svolgimento.

Ogni trattamento prevede una programmazione, con obiettivi specifici condivisi con i genitori, monitorata tramite controlli periodici e con incontri con i genitori, per tenerli periodicamente aggiornati.

 

Si effettuano segnalazioni per Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) in base all’art. 3 legge 170/2010.

 

Offriamo la disponibilità ad incontrare gli insegnanti del bambino per condividere le criticità dell’intervento scolastico e impostare un programma specifico, volto a superare le difficoltà riscontrate, e per compilare il PEI (Piano Educativo Personalizzato) oppure il PDP (Piano Didattico Personalizzato).

 

Inoltre, siamo disponibili ad incontrare gli Operatori del Sistema Sanitario Nazionale e i Professionisti Privati che si occupano del bambino.

 

 

 

In collaborazione tra Psicologa e Logopedista offriamo un servizio di:

VALUTAZIONE E DIAGNOSI

delle problematiche che insorgono in età evolutiva, quali:

 

  • Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL);
  • Disturbi del Linguaggio secondari o associati ad altre condizioni patologiche;
  • Disturbo della fluenza (disfluenza/balbuzie);
  • Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), con segnalazioni in base art.3 Legge 170/2010:

- Dislessia

- Disortografia

- Disgrafia

- Discalculia

  • Disturbi dell’Apprendimento secondari o associati ad altre condizioni patologiche;
  • Disturbi dell’Attenzione e Iperattività (DDAI o ADHD);
  • Ritardo Mentale;
  • Disturbo pervasivo dello sviluppo.